Human-in-the-loop: perché l'AI deve preparare e le persone approvare
Il principio che regge ogni agente AI Sentira: il sistema prepara, la persona resta responsabile della decisione finale.
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di Enrico Libutti · Aggiornato il 21 luglio 2026 · 9 min di lettura
RPA (Robotic Process Automation) e agenti AI (Intelligenza Artificiale) vengono spesso confusi, ma rispondono a esigenze diverse. Questa guida mette a confronto un progetto RPA reale, realizzato da Enrico Libutti su 13 mercati internazionali per Randstad, con gli agenti AI oggi in produzione per due aziende italiane.
In sintesi
→ La RPA (Robotic Process Automation) esegue passaggi fissi e ripetitivi su regole predefinite; un agente AI percepisce il contesto, decide cosa fare e prepara un'azione per l'approvazione umana.
→ In un progetto reale su 13 mercati internazionali per Randstad, l'automazione RPA della reportistica finanziaria ha ridotto i tempi del 70%, ma su regole scritte in anticipo, senza margine di giudizio.
→ Gli agenti AI Sentira, in produzione per Executive Lease e Confindustria Varese, fanno un passo in più: leggono dati non strutturati, decidono le priorità e preparano bozze che una persona approva in pochi minuti.
La RPA (Robotic Process Automation) automatizza passaggi ripetitivi seguendo regole scritte in anticipo, senza capacità di giudizio: copia dati, compila moduli, sposta file da un sistema all'altro esattamente come farebbe una persona, ma più veloce. Un agente AI, invece, percepisce il contesto (un'email, un documento, una scadenza), decide quale azione ha senso in quel caso specifico e prepara il risultato per l'approvazione di una persona. La RPA esegue un copione; l'agente AI legge la situazione e propone una mossa.
È la differenza tra un processo che segue sempre lo stesso percorso e un sistema che si adatta a input diversi ogni volta. In Sentira lo sintetizziamo così: percepisce, prepara, tu approvi. La decisione finale resta sempre a una persona, ma il lavoro di raccolta e preparazione lo fa il sistema.
La RPA funziona per regole esplicite: se il campo X contiene un certo valore, lo copia nel campo Y; se arriva un certo tipo di file, lo sposta in una cartella specifica. Il software replica azioni umane su interfacce già esistenti (form, fogli di calcolo, gestionali), senza bisogno di modificare i sistemi sottostanti. Funziona molto bene quando i passaggi sono sempre identici e i dati sono già in un formato prevedibile.
Il limite è nella parola stessa "regola fissa": la RPA non capisce il contenuto di quello che elabora, si limita a eseguirlo. Se un'email arriva in un formato leggermente diverso da quello previsto, o se una richiesta cliente non rientra nei casi già mappati, il processo si ferma o produce un errore. Serve un tecnico che aggiorni le regole ogni volta che cambia qualcosa a monte.
Un agente AI legge input non strutturati (un'email scritta in linguaggio naturale, un contratto, un banner pubblicitario su un sito), ne coglie il significato, valuta il contesto e propone un'azione già pronta, che una persona rivede prima che diventi definitiva. Non segue un copione fisso: si adatta a input che non ha mai visto esattamente in quella forma.
Due esempi in produzione, realizzati dal team Sentira, mostrano questa differenza concretamente. Per Executive Lease, broker di noleggio a lungo termine a Brugherio (MB), un agente AI ha trasformato cartelle Dropbox non strutturate in un CRM (Customer Relationship Management) funzionante: risponde ai clienti in tempo reale anche fuori orario, ricorda le scadenze di bollo, assicurazione e revisione e prepara le bozze email che il titolare rivede prima di inviarle. Il sistema ha portato il 100% dei file grezzi Dropbox in dati strutturati, con 4 automazioni attive (promemoria, reportistica, notifiche, email) e la chat disponibile 24 ore su 24.
Per Confindustria Varese, un secondo agente AI si sveglia ogni mattina alle 6:00, scansiona 6 testate giornalistiche locali, rileva i banner pubblicitari, arricchisce i dati delle aziende inserzioniste con ricerca web e AI e genera bozze email personalizzate nello stile del commerciale. In media rileva 23 banner e genera 6 bozze email per ciclo; il commerciale che prima impiegava circa 3 ore al giorno per lo stesso lavoro oggi lo revisiona in 20 minuti.
Prima di Sentira, Enrico Libutti ha realizzato un progetto RPA per Randstad su 13 mercati internazionali: una pipeline di automazione end-to-end per la reportistica finanziaria, che ha ridotto i tempi di reportistica del 70% su tutti i 13 mercati coinvolti.
Si trattava di un caso adatto alla RPA per natura: dati finanziari già strutturati, provenienti da sistemi noti, con regole di calcolo e formattazione definite in anticipo per ciascun mercato. Il software replicava gli stessi passaggi che prima venivano eseguiti a mano (estrazione, calcolo, formattazione, invio), moltiplicati su 13 contesti nazionali diversi ma con la stessa logica di fondo. Il risultato è stato misurabile e ripetibile, perché il processo di partenza era già chiaro e stabile.
È lo stesso principio che rende oggi la RPA una scelta valida in molti contesti aziendali: quando il processo è noto, i dati sono strutturati e le regole non cambiano spesso, un progetto RPA ben costruito può ridurre drasticamente i tempi, come ha dimostrato quel progetto su 13 mercati. Il limite emerge quando i dati in ingresso sono vari e imprevedibili come un'email di un cliente o un banner pubblicitario su un sito web: lì la RPA non basta, ed è il terreno dove entra in gioco un agente AI.
La RPA conviene quando il processo è ripetitivo, i dati sono già strutturati e le regole restano stabili nel tempo: reportistica, migrazione dati, compilazione di moduli su sistemi noti. Un agente AI conviene quando il processo parte da input non strutturati o variabili (email, documenti, richieste clienti, contenuti web) e richiede di capire il contesto prima di agire.
In pratica, la domanda da porsi è: il processo di oggi segue sempre lo stesso percorso, con dati che arrivano sempre nello stesso formato? Se sì, la RPA è probabilmente la scelta più rapida ed economica. Se invece il processo cambia da un caso all'altro (un cliente scrive in modi diversi, un documento arriva con dati mancanti, una decisione richiede di valutare più informazioni insieme), allora un agente AI ha margine per fare la differenza, perché la sua natura è proprio quella di adattarsi a contesti diversi anziché eseguire sempre lo stesso copione.
Non è raro che le due tecnologie convivano nello stesso processo: una parte a regole fisse gestita in RPA e uno strato più a monte o a valle affidato a un agente AI che decide cosa fare con le eccezioni. In Sentira valutiamo questo bilanciamento caso per caso, prima ancora di proporre un preventivo.
Domande frequenti
No. La RPA (Robotic Process Automation) esegue passaggi fissi su regole scritte in anticipo e non ha capacità di giudizio. Un agente AI percepisce il contesto di un input non strutturato, decide quale azione ha senso e prepara un risultato che una persona approva. Sono strumenti complementari, non intercambiabili.
Sì, quando il processo di partenza è già strutturato. In un progetto reale su 13 mercati internazionali per Randstad, l'automazione RPA della reportistica finanziaria ha ridotto i tempi del 70%. Il risultato dipende però dalla stabilità delle regole: se il processo cambia spesso, il beneficio si riduce.
Non sempre è necessario, e non sempre conviene. Se il processo RPA esistente lavora su dati stabili e strutturati, spesso ha ancora senso lasciarlo così com'è. Un agente AI diventa utile quando serve gestire input che la RPA non riesce a interpretare, come email in linguaggio naturale o documenti eterogenei.
No. Il principio che seguiamo in Sentira è "percepisce, prepara, tu approvi": l'agente AI prepara bozze, priorità o azioni suggerite, ma la decisione finale, soprattutto su email, contratti o comunicazioni con i clienti, resta sempre a una persona.
Dipende dal processo. Nel metodo Sentira, dopo una prima call conoscitiva di 45 minuti si passa a un'analisi e un prototipo funzionante in 2-3 settimane sui dati reali, seguiti dalla messa in produzione in 4-8 settimane con supervisione umana su ogni azione critica.
Quelli con dati già strutturati e regole stabili: migrazioni tra sistemi, compilazione di moduli standard, reportistica periodica su formati noti. È lo stesso tipo di processo alla base del progetto RPA su 13 mercati realizzato per Randstad, dove le regole di calcolo erano definite in anticipo per ciascun mercato.
Raccontaci come lavora oggi il tuo processo: ti diciamo se conviene un progetto RPA, un agente AI o entrambi, senza impegno.
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